Comune di Tivoli (Roma)

Antica città latina con il nome Tibur, chiamata da Virgilio con il titolo di Tibur Superbum (Eneide, Lib. VII) che tuttora campeggia nello stemma cittadino, si vanta di essere più antica di Roma (1215 a.C.).

Tra le frazioni del comune di Tivoli la più antica è Tivoli Terme (già Bagni di Tivoli), località nota e utilizzata fin dall’antichità per le sorgenti di acque minerali sulfuree.

Altra frazione molto popolata è Villa Adriana, che si trova alle pendici del colle su cui sorge Tivoli, sul lato sinistro del fiume Aniene. La frazione si è sviluppata nelle vicinanze dell’omonima e storica villa fatta costruire dall’Imperatore Adriano.

Sul lato destro del fiume Aniene sono site poi le frazioni di Favale e di Campolimpido. Le due località, che fino al primo dopoguerra erano a vocazione prevalentemente agricola, e dove sorgevano solo alcuni casali di campagna, tra i quali il Casal Bellini, sono oggi oggetto di sviluppo urbanistico tipicamente residenziale.

Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Lazio – stemma Lazio
Provincia Roma – stemma Roma
Territorio
Coordinate 41°58′00″N12°48′00″ECoordinate: 41°58′00″N 12°48′00″E (Mappa)
Altitudine 235 m s.l.m.
Superficie 68,50 km²
Abitanti 56.531[1] (31-12-2010)
Densità 825,27 ab./km²
Frazioni Campolimpido, Favale, Tivoli Terme (già Bagni di Tivoli), Villa Adriana, Arci
Comuni confinanti Castel Madama,Guidonia Montecelio,Marcellina, Roma, San Gregorio da Sassola,San Polo dei Cavalieri,Vicovaro
Altre informazioni
Cod. postale 00019
Prefisso 0774
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 058104
Cod. catastale L182
Targa RM
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Nome abitanti tiburtini
Patrono san Lorenzo e santa Sinforosa
Giorno festivo 10 agosto

Proverbi e detti

  • Tivuli de lu bon confortu: o piove, o tira ventu o sòna a mortu
  • Tivuli éra già rossu quanno Roma éra ‘nfasce! (Tivoli è nata prima di Roma)
  • Non t’arepperizzicà che t’arettummuli (Non ti arrampicare che cadi)
  • Peppe pè peppe, me tengo peppe meu (nel senso che un marito vale l’altro, c’è poco da cercare di meglio in giro)
  • Co’lla còlla e co’llu stuccu se cogghiona lu mammaluccu (riferito all’esperienza dell’artigiano o del professionista che riesce a nascondere le proprie mancanze o i difetti dei suoi lavori al cliente)
  • Carnevale a Tivuli vogghio ì (parte di una canzone sul carnevale tiburtino che incita ad andare a Tivoli, in origine “Carnevale, a Tivoli voglio andare”)
  • È megghio lavorà con chi non te paga, che raggiona’ con chi non te capisce! (È meglio lavorare con chi non ti paga, che ragionare con chi non ti capisce)
  • “Piove e male tempu fa, alle case dell’ari non ci sse po’ annà. Io non lo dico a te comare, ma se te ne vo ì, fa come te pare”.”Comare mea, non è lu tempu che te noce, ma è la pizza sotto lu culu che te coce!” (Una comare entra nella casa di una vicina inaspettatamente e l’altra per non darle un assaggio della pizza che ha appena fatto le dice di non andare a casa degli altri mentre piove. L’altra Comare capisce tutto dall’odore e le risponde che non è il tempo che le nuoce ma la pizza sotto il sedere che scotta!!
  • Ghii a cercàne Marietta pe Roma (cercare qualcuno o qualcosa di introvabile)
  • Fa lu giru de Peppe ‘ndòrno all’aiòla (girare in tondo senza scopo)
  • a li tempi de Checchennina (ai tempi di Checco e Nina, ovvero ai tempi antichi)
  • Occhio e lengua va ‘n Sardegna (con l’aiuto della vista e chiedendo informazioni si arriva dove si vuole)
  • Quillu va cerchènno da lavorà, ma prega Dio de non trovà (detto di persona scansafatiche)
  • È arivatu lu padrò de le pronga (è arrivato il padrone del prugneto, ovvero chi crede di essere a capo della situazione ma in realtà non crea che danni)
  • Se febbraru non febbrareggia, marzu e aprile areppareggia! (se a febbraio non piove e non fa brutto tempo, lo fa a marzo e aprile)
  • Sotto a ‘lli panni no’ z’annasconnanu l’anni! (i vestiti non coprono l’età che avanza)
  • È megghio ‘i alla vigna quanno piove, che giocà a briscola e fà 59! (È meglio andare alla vigna quando piove che giocare a briscola e fare 59!)
  • È arivatu lu medicu a Napuli a tastà le puzza a le pere (è arrivato il medico a Napoli a tastare le bacature delle pere, detto di persona che tocca tutto o interviene anche su cose di non propria competenza)
  • Ognunu all’arte sea e lu lupu alle pecore (ognuno ha la sua arte)
  • Chi te perde ride e chi te trova piagne (meglio perderti che trovarti)
  • Roma caput mundi e nui de Tivuli pe’ secundi (Roma capitale del mondo, ma noi di Tivoli per secondi)
  • nsignisunu (non sei una persona di importanza rilevante)
  • te pozza bacià n’urzu (“ti possa baciare un orso” che ti capiti qualcosa di brutto)
  • Sta’ co issi (lett. “stai con loro”, ovvero con gli altri, con la fazione avversa. Il senso: sei talmente incapace da sembrare schierato con gli avversari, o comunque da favorirli)
  • Se tte vede la morte se ratta li cogghiuni (sei talmente brutto che la morte, incontrandoti, farebbe gli scongiuri)
  • Ghiappa le gghiavi chè gghiemo ghiò ppè llà ppè lloco (prendi le chiavi che ce ne andiamo via)
  • Fermate, me so cascate le ‘ghiavi dentro alla bettina dell’ogghiu! (esempio dell’uso della g raddoppiata nel dialetto tiburtino)
  • Ecco sotto ce piove (qui sotto ci piove, c’e’ qualcosa che non va in quello che hai detto)
  • Li giochitti so pe i reazzitti micchi sino se rumpu (Letteralmente: i giocherelli sono per i ragazzini piccoli se no si rompono. Non ha un’origine astratta popolare: trattasi di un avviso più o meno ufficiale realmente esposto per anni ai giardinetti pubblici di Villa Adriana, suscitante curiosità, simpatia e dotato di un retrogusto di saggezza)
  • Megghiu ‘n mortu ‘n casa che un marchiciano fora ‘a porta (Letteralmente: meglio un morto in casa che un marchigiano fuori la porta. Presumibilmente da trarre origine durante lo stato pontificio in cui la riscossione delle tasse, tributi e balzelli vari era demandata dal Papa agli abitanti delle “Marche”; pertanto la loro visita significava inesorabilmente spese e fuoriuscita di soldi.
  • Casa sea non mena guera (a casa propria c’è pace e non c’è rischio)
  • Ma vattene a cagà ‘gghiò pe’ l’orta! (si dice come risposta ad una affermazione palesemente falsa e ingigantita)
  • Ma vattene a cagà allu fossu e l’obbaco! (si dice come risposta ad una affermazione palesemente falsa e ingigantita)
  • Passa lu gobbo e se rompe la schina, arestemo allu puntu de prima. (detto di fare qualcosa ma ritrovarsi al punto di partenza)
  • Sà fresca puzza troppu quà cacchiu sotto ci stà (quello che hai detto sa di strano, ci deve essere qualcosa sotto)
  • C’è chi la mogghie se l’aresparmia a lettu e chi se la gode pe’ le fratti (Alcuni si risparmiano la moglie a letto e vengono traditi da la stessa nei rovi…)
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